Mini-guida agli stili di yoga

10 Settembre 2021
Il nostro nuovo spazio yoga!

Basta fare una rapida ricerca online per rendersi conto che esistono tantissimi tipi di yoga. Magari vuoi iniziare un corso e ti chiedi “E che ne so quale yoga è giusto per me?” o magari sei un allievo di lunga data e ti domandi se lo yoga che stai praticando “va bene”.
In entrambi i casi, proviamo a mettere ordine in questa confusione.

Lo yoga che si incontra oggi nelle palestre e nei centri yoga occidentali è, fondamentalmente, UNO, il cosiddetto hatha yoga. Questo hatha yoga è composto da un corpus di tecniche che, nel corso del tempo, si è modificato in accordo con le trasformazioni e i processi storico-sociali: lo yoga che si praticava nel tardo Medioevo  è certamente diverso da quello che si praticava in California negli anni ’70. D’altra parte, è inevitabile che una disciplina vada incontro a dei cambiamenti, anche radicali, e non rimanga cristallizzata in una versione anacronistica e superata.
La confusione alla quale assistiamo oggi nasce dal fatto che quel corpus iniziale (che non rappresenta TUTTI gli yoga che esistono, ma la corrente maggioritaria in occidente) è stato spezzettato in tanti sotto-rami che non sono discipline “diverse”, ma solo variazioni su tema, quegli inevitabili adattamenti di cui parlavamo prima. A queste variazioni è stata apposta un’etichetta –un nome nuovo- che non designa niente di particolarmente diverso, ma è funzionale a fini quasi esclusivamente commerciali (come vedremo in seguito).

Facciamo qualche esempio per capire meglio. I cosiddetti vinyasa yoga, yoga flow, anusara yoga, andando al nocciolo, altro non sono che il caro vecchio hatha yoga svolto in modo un po’ più dinamico e fluido. L’ashtanga yoga è una versione dell’hatha yoga più tonica che utilizza sempre le stesse sequenze. Il bikram yoga è un hatha yoga praticato in una sauna o comunque in un ambiente surriscaldato.
(I link che ti propongo sono degli articoli scritti da me dove ti racconto nel dettaglio le caratteristiche di quel tipo di yoga specifico)
Vinyasa yoga, ashtanga yoga, anusara yoga, yoga flow sono fondamentalmente modi diversi di delineare l’hatha yoga giocando su delle varianti; il punto è queste varianti si sono istituzionalizzate – cioè qualcuno ci ha messo sopra un bollino di paternità (si è definito “fondatore”) con annessi e connessi legali – e eccoci ai mille stili di yoga di oggi.

E perché nel tempo si è andata a costruire un’architettura così complessa?
Dalla mia esperienza, emergono due considerazioni:

 

Ogni etichetta di yoga prevede una scuola di formazione diversa per noi insegnanti, dunque alimenta un giro di corsi di formazione enorme. Non tanto in Italia, ma negli Stati Uniti il denaro mosso da questi ambienti è enorme. Quindi, se io voglio proporre un corso di anusara yoga, dovrei frequentare una scuola riconosciuta, eventualmente versare delle royalties annuali per l’utilizzo del “marchio”, effettuare corsi di aggiornamento anch’essi riconosciuti dall’istituzione “anusara yoga”. Insegnerei qualcosa di così diverso dall’hatha yoga? No, insegnerei le stesse posizioni, le stesse tecniche respiratorie; la filosofia alla base sarebbe la stessa. Tu, allievo, svolgeresti a una lezione molto diversa da una lezione di hatha yoga? No, solo a una pratica un po’ più dinamica. Questo, un po’ semplificando, è valido potenzialmente per ciascuno stile. Non a caso, molti di questi “fondatori” hanno edificato dei veri imperi economici sui loro corsi di formazione divenendo delle star nell’ambiente yoga.

Si gioca sull’equivoco della quantità di offerta: un allievo che legge gli orari di un centro yoga con 15 stili diversi penserà che è una bellissima opportunità avere tutto questo yoga da fare! Poi pian piano si renderà conto che quelle mille varianti sono un gioco di specchi che riflette più o meno sempre la stessa cosa, ma intanto si è iscritto e si è affezionato al luogo e all’insegnante. La sua esperienza yogica tenderà a divenire frammentata perché non seguirà un corso strutturato (magari saltellerà da un tipo di yoga all’altro, casualmente) e potrebbe andare incontro a una bulimia di pratica paradossalmente poco nutriente.

Mi aggancio a quest’ultima riflessione per spiegare il motivo per cui io insegno “solo” l’hatha yoga: non ti propongo mille varianti che poi sono più o meno la stessa cosa, ma preferisco offrirti un corso che sia rotondo e creativo. Così, a volte faremo una pratica di tipo flow (più dinamica e fluida, tipo yoga flow, vinyasa yoga), a volte delle pratiche più statiche e lente (etichettate ad esempio col nome di yin yoga o restorative yoga), a volte sceglierò di contaminare la lezione con tocchi un po’ più contemporanei, a volte ti proporrò pratiche più tradizionali. In questo modo, tra l’altro, hai una visione della disciplina più completa e sfaccettata, hai l’opportunità di svolgere stili che magari non ti sceglieresti e invece sono perfetti per te e puoi raccogliere i benefici delle varie proposte non a caso, ma in base a un percorso coerente e saggio.

Rendiamoci conto che esistono varianti come lo yoga della risata, il beer yoga, l’antigravity yoga, lo yoga acrobatico: possono essere carini e divertenti, ma con tutto l’affetto si fa veramente fatica a chiamarli yoga. Forse questa tendenza di trasformare ogni attività in “yoga qualcosa” sta un attimo sfuggendo di mano 😀

Facciamo le cose semplici, almeno sul tappetino! 😉

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Io sono Sara e sono l’insegnante di yoga.
Ho una laurea in Lingue e Civiltà Orientali, ho conseguito il diploma di insegnante di yoga presso l’Istituto Scienze Umane; mi piace la filosofia e amo la scienza (sebbene di un amore non corrisposto): come diceva l’astronomo Carl Sagan “Da qualche parte, qualcosa di incredibile attende di essere conosciuto” e quel qualcosa mi piace cercarlo ovunque, tra i libri, nell’arte, nei viaggi. Scopri di piu…

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